200ug-Filosofia neoplatonica e Ego-Death

Rispondi
Avatar utente
AcquaNaturale
Messaggi: 14
Iscritto il: lun giu 03, 2019 5:08 pm

200ug-Filosofia neoplatonica e Ego-Death

Messaggio da AcquaNaturale » dom nov 10, 2019 10:15 pm

– 200ug circa 8/9 giorni fa.
Probabilmente mi sono avvicinato ad una ego death. Ho imparato molto del mio subconscio da questa esperienza. Andiamo per gradi, voglio descriverla in maniera più oggettiva possibile. Arrivo verso le 10 a casa di un amico che chiameremo Pierpaolo.. lui aveva già preso 250ug (purtroppo la sua esperienza non lo ha soddisfatto). Io ed un altro compagno, che la stava provando per la prima volta, abbiamo preso rispettivamente 200ug e 75ug. Sentivo che la giornata sarebbe stata memorabile, tengo molto ad entrambe le persone e sopratutto sentivo molto significativo il fatto che il ragazzo (lo chiamerò Salvatore) stesse condividendo con noi la sua prima volta (non ha nemmeno mai fumato). Tuttavia, la classica agitazione arriva.. il com-up porta con se tante emozioni e tante preoccupazioni. Sale molto velocemente, gli effetti visivi si fanno sentire subito: mi poggio alla parete della casa e metto un po’ di musica: dopo circa 50/60 minuti ho già visioni ad occhi chiusi; era la prima volta che le visioni ad occhi chiusi avevano una natura “umanoide”, vedevo volti rossi, e volti di clown, mi facevano paura. Pensavo a scene raccapriccianti ma ciò mi faceva stare bene, di solito vedevo sempre e solo geometrie.. mi sono sentito più umano in questo momento, mi sono reso conto che forse il mio amore per l’esistenza degli umani è salutare e genuino. Ho tante visioni, e anche il mio amico Salvatore sta cominciando ad averne. Qui succede un episodio molto intimo ma che probabilmente fa molto riflettere sulla natura di queste esperienze.. una battuta scambiata tra me e Salvatore è finita con un classico “tu sei brutto” detto da lui a me. Chiaramente giocando, ho fatto la faccia triste. Tuttavia lui si è preoccupato, si è messo piangere pensando me la fossi presa davvero, e qui ci siamo tutti abbracciati e abbiamo deciso di andare fuori casa. Io stavo tanto tanto viaggiando. Pierpaolo (che la aveva presa prima di noi) aveva già superato il picco per cui era quasi normale, è abituato a queste esperienze, come me. Salvatore invece si stava sentendo a disagio, chiaramente è la prima esperienza e lui la sta trovando leggermente confusionale (si troverà, in futuro, “sperduto”). La camminata verso il parchetto gigante, distante qualche kilometro, comincia, e qui ci facciamo tutti trasportare in discorsi abbastanza profondi, come l’essere e l’uno. Io, stranamente, comincio ad essere molto molto distaccato. Un sentimento di depersonalizzazione aveva cominciato ad assalirmi già da quando eravamo a casa, il mio senso di “io” stava piano piano andando a farsi fottere, dovevo sforzarmi per parlare. Arriviamo, con un po’ di difficoltà, al parco. Ci posiamo in un posto appartato e qui decolliamo, specialmente io e Salvatore. Si sta avvicinando il picco, le mie visioni sono fantastiche. Quando voltavo il volto, le cose nuove che apparivano nel mio campo di vista sembravano quasi essere disegnate in diretta, o appena uscite dalla “Deep Dream” di Google. Vedevo volti sugli alberi, in terra. Animali, foreste. Salvatore e Pierpaolo stanno parlando, io mi sento un pochino distaccato da loro, ma d’altronde mi sento distaccato anche da me stesso. Loro riflettono sulla correttezza o meno di questo utilizzo. Un utilizzo puramente sperimentale, che sta avendo dei successi: io e Pierpaolo stiamo cambiando, probabilmente in meglio. Salvatore, che solo ora si sta rendendo conto della potenza di questa sostanza, è restio ad ammettere un giusto utilizzo: è molto confuso (come, forse, è normale essere durante la propria prima esperienza). Io invece, che oramai non riesco nemmeno ad individuare uno spazio mentale (mi sembra infatti semplicemente di star discorrendo con me stesso senza usare le parole) faccio una considerazione molto materialista: se fossi un sovrano, farei costruire delle ville gigantesche, immense. Dei regni di una tale vastità da far sentire piccolo anche l’uomo più grande. Avrei voluto perdermi dentro una stanza, sentirmi talmente solo da sparire nel nulla, smettere di “essere male”, e cominciare a “essere” in maniera corretta, non sviata.
Probabilmente non avrei saputo portare a termine una frase, ero perso nei miei pensieri, anche se non sapevo nemmeno cosa “pensiero” volesse dire. Il tempo era sparito, non riuscivo più a richiamare il concetto di “prima” o “dopo” e le intuizioni erano incoglibili (lasciatemelo usare: l’italiano non mi degna di un corretto contrario di “cogliere”). Sono al picco. Non sento più il mio corpo, o comunque non lo sento mio. Percepisco di essere una proiezione di qualcosa che ha più di tre dimensioni. Non distinguo più ciò che è nel mio campo visivo, o comunque ci presto talmente poca attenzione che non ricordo nemmeno di aver visto. Ricordo solo le immagini (in maniera figurata, non parlo di allucinazioni)che avevo nella mia mente: ero un “essere”, o meglio, un “ente” che galleggiava nella “cosa” e nella “negazione della cosa”. Era un percorso, sono passato dal molteplice all’uno e poi tornato indietro: sembrava che ogni dottrina umana cominciasse ad avere senso.. se tutte arrivano al “qualcosa” e alla “negazione di questo qualcosa”, allora sono corrette. Sono arrivato in un posto dove “era” (verbo che aveva smesso di avere senso) presente solo l’uno e il “non uno” (che io percepivo come “molteplicità”), che galleggiava in mezzo al “concetto”che permetteva a queste due “cose” di inter-cambiarsi; L’uno e la molteplicità visti da vicino, il cui alternarsi ed evolversi era governato dalla stessa essenza che governa il contatto tra due oggetti. (Qui il mio “io” ha cessato di esistere, non mi sentivo più una persona, o perlomeno non riuscivo più a capire di esserlo) Mi sentivo parte di quel concetto che sta tra due oggetti.. immaginate una pietra perfettamente rotonda che cade su un pavimento perfettamente liscio: la distanza tra roccia e pavimento, nel punto di contatto tra i due, ha lunghezza zero. La “presenza” di questa distanza, in contemporanea alla “assenza di spazio” formava un’alternarsi di “essere” che portava all’unione concettuale dei due (s)oggetti in questione (pietra e pavimento).
La mia persona non esisteva più: forse, e dico forse, avevo un minimo collegamento col mio corpo, dovuto probabilmente alla responsabilità morale (nota bene: la moralità e la responsabilità erano tutti concetti che avevano smesso di esistere in quel momento) che la mia natura istintiva si sentiva addosso.
Quando “guardavo” un “qualcosa” percepivo anche l’idea di lui. Non vedevo “un albero”.. sentivo l’idea di “albero” e non riuscivo a distaccarmene..
Passano i minuti, il picco finisce. L’intensità mi lascia turbato, mi riesco a rendere conto di me,sono di nuovo “io”, il tempo esiste di nuovo, insieme alla concezione di prima. In quel momento ho sentito una strana emozione, quasi come se la “concezione di io” che ho del mio stesso “io” fosse completamente legata al “tempo”. Non riesco a definire il tempo. Il concetto di entropia mi sale alla mente.. sono sollevato, questi discorsi non avrebbero avuto senso qualche momento prima. La realtà, dopo qualche minuto, ha fatto di nuovo un salto in se stessa, “infinite” volte: qui la matematica ha di nuovo avuto senso.. prima invece era agli antipodi dell’esistenza stessa.
Tutti e tre decidiamo di camminare, mettiamo della musica e ci godiamo il nostro affetto reciproco, oltre che la bellezza visiva della realtà e quella concettuale dell’esistenza. Poco prima di muoverci, prendiamo dei biscotti: un episodio simpatico, ne prendo uno in mano e dico “queste sono le nostre certezze” facendolo cadere qualche decina di metri, in una pozza d’acqua. Questo ci scuote dentro.. “poco male”, penso. Ci avviciniamo ad un “laghetto” artificiale, riflettendo sul percorso che il nostro “io” ha appena terminato, in maniera più intensa o meno intensa.
Piano piano camminiamo fuori dal parco, tornando verso un giardinetto li vicino. Sentiamo l’aria di città entrare in noi, ma ora siamo molto ben disposti ad accettarla (prima tutto ciò che volevamo era allontanarci dalle macchine, dalle persone, e stare con noi stessi). Arriviamo al giardinetto e mangiamo qualcosa, ascoltando musica. Sono in quella fase comune a tutti i trip dove io sono obbiettivamente sotto effetto, con delle visioni a tutto tondo e molto evidenti, ma, nonostante abbia il tipico headspace, sono “normale”, nel senso di “ben disposto verso le società e le interazioni”. Qui ridiamo e scherziamo, io noto i piccoli (piccoli non tanto lol) particolari tipo il fatto che il muretto sopra il quale sono seduto è completamente ricoperto di fiori esagonali intrinsechi alla superficie stessa del muretto. Inoltre il giardino è sovrastato d un reticolo rosso stile “tessuto spazio temporale dei film” dal quale si ergevano gli alberi, quasi come dei buchi caleidoscopici (si, so che è difficile immaginarselo) che prendevano energia dal reticolo rosso. I colori erano alterati, la realtà bella. Io e Salvatore parliamo, cercando di tratte le conclusioni dalla sua prima volta, io racconto delle mie sensazioni etc. Pierpaolo se ne va, ci saluta. Io e Salvatore andiamo in piazza, al centro. Oramai è sera, io ho ancora tante visioni e soprattutto tanta introspezione. Qua riparte la riflessione, stavolta tra me e l’ormai sobrio Salvatore. La domanda principale è “dove sta l’informazione”? Non mi dilungherò troppo ma: così come nella memoria di un computer viene elettronicamente (passatemi questo termine scorretto, so come funziona un computer) “imprinta” un informazione, a prescindere o meno che sia essa richiamata da qualcosa, essa occupa dello spazio fisico. Allo stesso modo, pensavamo, avrebbe senso dedurre per analogia come potrebbe (sottolineo il modo e il tempo del verbo..) essere la stessa cosa nella “realtà” (molto in stile “mondo delle idee” platonico). Io e Salvatore ci salutiamo, lui se ne va. Io torno a casa, parlo con i miei, mi faccio una doccia, mi dedico un po’ all'università, e verso le tre di notte dormo, dopo un incessante ricerca della posizione migliore per sfuggire al caldo.

https://www.visionecurativa.it/

Avatar utente
Chiuariell
Messaggi: 17
Iscritto il: ven set 20, 2019 9:06 pm

Re: 200ug-Filosofia neoplatonica e Ego-Death

Messaggio da Chiuariell » lun nov 11, 2019 2:10 pm

Esperienza interessante. Non ho capito però la sostanza. DMT?

Psychedelic dream
Messaggi: 8
Iscritto il: dom gen 20, 2019 8:36 pm

Re: 200ug-Filosofia neoplatonica e Ego-Death

Messaggio da Psychedelic dream » lun nov 11, 2019 7:52 pm

Chiuariell ha scritto:
lun nov 11, 2019 2:10 pm
Esperienza interessante. Non ho capito però la sostanza. DMT?
LSD :ninja:

siramca
Messaggi: 10
Iscritto il: mar nov 05, 2019 9:07 pm

Re: 200ug-Filosofia neoplatonica e Ego-Death

Messaggio da siramca » mer nov 13, 2019 10:38 am

L'informazione sta nel vuoto. Nella morte.
Nell'assenza.
Per creare davvero qualcosa di nuovo, di alternativo, di mai visto, occorre giungere in quel non-luogo che è davvero terribile perché la mente non trova più alcun punto di riferimento.
La vera morte dell'ego è panico e follia.
Tu hai avuto solo un assaggio.

La vita, la realtà che sperimentiamo è scaturita da quel nulla che in verità è concentrazione massima di informazione, di Vita ma anche di Morte proprio perché è un paradosso onnicomprensivo.

Follia per menti abituate a ragionare per opposizioni.

Rispondi